Persone che camminano insieme con pane e grano - Corpus Domini
4 Giugno 2026

Pane per la vita

By don Adriano Parroco

Dall’omelia di giovedì 4 giugno del corpus Domini
Noi qui stasera stiamo facendo proprio quanto l’Eucarestia ci chiede di vivere: la comunione. È vero, non siamo in molti… ma vorrei che si tracciasse un cammino. Forse un domani, guardando indietro, si dirà: abbiamo provato, tanti anni fa, a sentirci uniti, parte della stessa famiglia.
Ma veniamo alla festa di oggi. La liturgia ci aiuta a fare un percorso molto interessante, perché parte dal ricordo di quanto Dio ha fatto per noi, per chiederci poi la sua presenza. Un ricordo che, come abbiamo sentito nella prima lettura, contempla anche fatiche e sofferenze — eppure egli ci è sempre stato accanto: ci ha fatto uscire dall’Egitto, ha fatto sgorgare acqua dalla roccia, ci ha nutrito con la manna. Doni concreti che ci accompagnano nella vita.

Vorrei sottolineare proprio questo stasera: c’è poco di spirituale in quanto Dio fa per noi, e molto di esistenziale, di concreto, di vita. Lo dico perché spesso pensiamo all’Eucarestia, e in particolare alla comunione, come a qualcosa di spirituale, angelico, mistico — oltre che di privato, riservato, mio. Mentre la comunione, innanzitutto, ci mette in relazione con tutti. Lo abbiamo sentito nella seconda lettura: tutti partecipiamo all’unico pane, e per questo impariamo a condividere i beni della terra e del cielo. E nel Vangelo di oggi Gesù stesso sottolinea la verità — che è anche realtà — del suo essere vero cibo e vera bevanda per una vita vera.

Quello che mi piacerebbe che capiste è questo: la comunione, il pane che riceviamo durante l’Eucarestia, serve per vivere. E lo si dovrebbe vedere nelle implicazioni concrete che ne seguono: la testimonianza della comunione e il camminare insieme.

Se non bastasse, leggendo le parole del Vangelo e prestando attenzione ai verbi, notiamo che Gesù dice: chi mangia e beve ha — presente, oggi — la vita eterna, che poi si traduce nella risurrezione nell’ultimo giorno. Capite allora l’importanza di riconoscere che nella comunione Dio si fa presente non solo nel pane e nel vino, ma in noi. Perché rimaniamo in lui e lui rimane in noi. Non so se vi sembra poca cosa.

Portando in processione l’ostia santa, camminando nelle strade e tra le case della nostra esistenza, noi non facciamo che dire a noi stessi, prima ancora che agli altri: quanto vogliamo che Dio sia presente, quanto egli può cambiare la nostra vita. Come? Con il cammino che facciamo insieme agli altri come comunità — il sinodo — ma anche come Chiesa locale, diocesana, italiana. Tutto parte dalla comunione, dall’avere Dio in noi e dal lasciarci guidare da lui insieme agli altri. Smettendo di andare per le nostre strade. Smettendo di lasciare Dio qui, in chiesa.

È un grande atto di fede: o Dio entra nelle nostre vite, o diventerà sempre più insignificante nella storia degli uomini. È inutile che ce lo nascondiamo. Non sono calati i preti, l’impegno, le persone — è calata, o meglio è stata emarginata, la presenza di Dio nella vita degli uomini, nelle nostre vite.

Ecco il piccolo, grande atto di fede che facciamo con la processione: Diciamo anoi stessi : Dio per noi è vitale. È lui il pane per la nostra vita — o come dice il canto, il pane del cammino.