2 Giugno 2026

Accogliere significa amare

By don Adriano Parroco

L’esperienza caritas

  1. Il nostro impegno e il diritto all’abitare
    Da circa due anni, i volontari della Caritas dell’Unità Pastorale Alpone hanno scelto di guardare oltre la quotidianità dei servizi essenziali — la distribuzione degli aiuti alimentari, il sostegno per le bollette di luce e gas, l’accompagnamento delle persone più fragili — per interrogarsi su quale fosse il bisogno più profondo e urgente nel territorio. Attraverso il Servizio di Ascolto, una realtà è emersa con chiarezza: molti bambini vivono senza una casa stabile, privati di un diritto fondamentale che la “Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza” (Articoli 27 e 16) riconosce solennemente a ogni minore: il diritto a un livello di vita adeguato per il proprio sviluppo, a un riparo fisico che sia anche ambiente sicuro e amorevole, indispensabile per la crescita psico-fisica e umana.
    Di fronte a questa realtà, i volontari non si sono sottratti. Con dedizione e spirito di servizio, hanno scelto di fare propria questa emergenza e di trasformarla in un’opportunità concreta di accoglienza.
  2. Dal bisogno concreto all’azione: la prima accoglienza
    Come spesso accade, è stata la vita stessa a dare la spinta decisiva. “La realtà è superiore all’idea” — così insegna Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium — e mai questo principio si è rivelato più vero che nella notte del 12 dicembre 2024, quando alla porta della canonica di Costalunga bussò una madre con due figli piccoli, cacciata dall’alloggio che la ospitava, senza un posto dove andare.
    I volontari non si sono persi d’animo. Con generosità e prontezza, hanno trovato per la famiglia una sistemazione sicura, seppur provvisoria, e si sono subito messi alla ricerca di una soluzione più stabile. Ed è qui che la Provvidenza ha incontrato la generosità umana: una signora del territorio, proprietaria di una casa disabitata da anni a Brognoligo, ha risposto con grande disponibilità alla richiesta dei volontari, mettendo a disposizione l’immobile — composto di otto stanze e due bagni — in comodato d’uso gratuito alla Parrocchia di Santo Stefano di Brognoligo.
    Con impegno instancabile e lavoro volontario, i nostri volontari hanno reso la casa agibile e accogliente. Il 17 gennaio 2025, madre e figli hanno potuto varcare quella soglia e chiamarla casa.
  3. La collaborazione con il Comune e il secondo accoglimento
    Questo primo gesto di cura non è rimasto isolato: ha aperto una strada. Nei primi mesi del 2026, al Centro di Ascolto della Caritas si è presentata un’altra madre in identica situazione di emergenza abitativa. Parallelamente, anche i Servizi Sociali del Comune di Monteforte d’Alpone erano al suo fianco, e da questo incontro è nata una collaborazione preziosa e virtuosa tra le due realtà.
    Il Comune, con sensibilità e spirito di cooperazione, ha formalizzato questa sinergia con la comunicazione dell’8 aprile 2026 (prot. 4637/st), avente come oggetto: “Proposta collaborativa madre con figli minori in emergenza abitativa: progetto individualizzato a cura del servizio sociale municipale in collaborazione con Caritas Diocesana”. Un atto che testimonia come il bene comune si costruisca attraverso la condivisione di responsabilità tra istituzioni civili e realtà ecclesiali.
    Ancora una volta, i volontari si sono rimboccati le maniche con entusiasmo, rendendo agibili i locali rimasti disponibili nella stessa abitazione. Il 5 maggio 2026, in accordo con l’assistente sociale del Comune di Monteforte, la seconda madre con i suoi due figli minori ha trovato accoglienza sotto lo stesso tetto. Oggi quella casa ospita due famiglie, quattro bambini, e tanta speranza ritrovata.
  4. Le spese sostenute e il sostegno ricevuto
    Rendere dignitosa e sicura un’abitazione abbandonata da anni richiede impegno, tempo e risorse. I volontari hanno donato il loro lavoro gratuitamente e con generosità, ma alcune opere erano imprescindibili: il rifacimento dell’impianto elettrico a norma e il rifacimento ex novo dei servizi igienici, compresi i rivestimenti. La documentazione di tutte le spese sostenute è disponibile e ammonta complessivamente a 10.386,94 euro, per un totale di sette locali e due servizi igienici resi agibili.
    I costi relativi alla prima unità abitativa — due locali più servizi — sono già stati coperti per 8.500 euro. Prima dell’inverno sarà inoltre necessario affrontare un’ulteriore spesa di circa 3.000 euro per l’acquisto e l’installazione di una stufa a pellet nella seconda unità, al fine di garantire un riscaldamento adeguato alle famiglie ospitate.
    In questo cammino non siamo stati soli: la Banca di Credito Cooperativo, filiale di Montecchia di Crosara ha dimostrato attenzione concreta verso il territorio sostenendo il progetto con un contributo di 4.000 euro, per il quale siamo profondamente grati.
    Questo progetto è nato dalla generosità di tanti — volontari, una proprietaria di casa, un’istituzione bancaria, un’amministrazione comunale — e continua a vivere grazie alla rete di persone di buona volontà che scelgono di non voltarsi dall’altra parte. Chiunque voglia essere parte di questa storia, nel modo che gli è più congeniale, è il benvenuto: perché nessuna madre debba bussare nel buio senza trovare qualcuno che risponda.