Comunità Cristiane Generative
Essere Comunità Cristiane Generative:
Analisi e Prospettive per il Futuro
L’assemblea diocesana ha indagato che cosa significhi essere “comunità cristiane generative” e come riscoprire il dono della fede nel contesto attuale. Attraverso mappatura dei ruoli, testimonianze, una relazione teologico-pastorale di Don Michele Roselli, dialogo con il pubblico e sintesi del Vescovo, sono emersi orientamenti concreti: tornare alla sorgente del Vangelo, riposizionare la pastorale sui cammini degli adulti e sui contesti reali di vita, praticare ascolto e reciprocità, e strutturare passi diocesani sequenziali con date definite per consolidare il percorso.
Introduzione e Contesto dell’Assemblea
La moderatrice ha aperto la mattinata con un esercizio partecipativo per “scattare una fotografia” dell’aula, visualizzando la varietà dei ruoli: sacerdoti, religiose, catechisti, membri dei consigli pastorali unitari, educatori (scoutismo, Azione Cattolica). Tale mappatura ha evidenziato la ricchezza delle funzioni che, nelle comunità, si mettono a servizio in modi plurali.
È stato ribadito che l’assemblea prosegue un cammino già avviato nelle unità pastorali e in diocesi: un’equipe (catechisti, accompagnatori dei percorsi di fede ed educatori) ha raccolto una “fotografia” tramite questionario, con 82 risposte su 98 realtà, segno di impegno e partecipazione. La restituzione dei risultati seguirà un calendario in più tappe: prima ai consigli pastorali unitari riuniti per vicariato (17 ottobre), poi negli incontri nelle singole unità pastorali e infine con catechisti, educatori e accompagnatori. È stato sottolineato l’ascolto privilegiato dei giovani che operano in comunità (educatori di gruppi, capi scout, figure affini), per raccogliere voci, virtù e difficoltà dal campo.
Viene presentato l’ospite d’onore: Don Michele Roselli, Vicario per la formazione e Direttore dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Torino, cui viene affidata la riflessione sui temi chiave: cosa significa essere comunità cristiane generative, come riscoprire il dono della fede, e come ricevere e donare vita nella logica del Vangelo. La platea viene invitata a inviare domande a un numero dedicato, predisponendo uno spazio successivo di confronto.
Le Trasformazioni della Fede e la Necessità di un Riposizionamento
Don Michele avvia la riflessione con un momento di ricollegamento alla propria storia di fede, richiamando i “nuovi inizi” spesso sorprendenti, emotivi ed esistenziali, con interruzioni e riprese. Introduce l’immagine del fiume: il futuro non è il mare, ma la sorgente. È un richiamo a tornare all’origine (Dio, la bellezza del Vangelo), evitando la tentazione di soluzioni di “ingegneria pastorale” o annunci “alla moda”. La tesi: il centro è la sorgente, non rincorrere forme esteriori.
Nel paesaggio della fede, Roselli identifica tre trasformazioni:
Fine della cristianità (tempo storico in cui crescere e credere coincidevano socialmente). Oggi non si può più dare per scontata la credenza diffusa.
Apice della secolarizzazione: non solo calo numerico di credenti/praticanti, ma condizione qualitativa per cui la fede non è più tessuto connettivo della vita sociale; attraversa la “linea del cuore” di ciascuno, spesso ai margini rispetto a priorità quotidiane.
“Utopia di Dio” e “ateismo coerente”: per molti Dio non è il punto di partenza; non si può presumere un “vuoto a forma di Dio” da riempire.
Parallelamente cambiano i cammini di fede: non più lineari e continuativi, ma segnati da interruzioni, risvegli e riprese; i nuovi inizi spesso avvengono in età adolescenziale/giovane adulta. Tuttavia la prassi pastorale resta concentrata sull’iniziazione dei bambini: dati richiamati mostrano che, nel 1990, 90 su 100 catechisti erano dell’iniziazione cristiana; nel 2020 sono 97,3%, nonostante si sia discusso molto di catechesi agli adulti. In contesti come Torino (denatalità, innalzamento dell’età media), questa sproporzione impedisce di presidiare i “nuovi inizi” in età 15–18+, quando si decide se i rudimenti creduti da piccoli contino ancora.
Roselli propone un riposizionamento: rimettere al centro gli adulti non semplicemente come già credenti da “mantenere”, ma come persone che hanno bisogno di contesti dove imparare a credere. Inoltre, dalla trasmissione “sacrale” (istituzionale, autoritativa) si è passati a itinerari “simbolici”, liberi e personali, da riattivare continuamente. La fede “non si crede di meno, si crede in modo diverso”: la trasmissione avviene tra pari e generazioni uniformi, spesso per contatto con esperienze (preghiera, vita comunitaria, carità) prima ancora di contenuti dottrinali. Ne consegue la necessità di cambiare postura: non siamo noi a “convertire”; solo Dio genera la vita credente, e la comunità deve servire questo lavoro di Dio, riconoscendo i semi che nascono spesso “fuori cornice” e accompagnandoli dentro la vita ecclesiale.
Testimonianze di Fede e Percorsi Generativi
Le storie proposte in video incarnano i “nuovi inizi” della fede:
Capi scout (Andrea e Gianluigi, Vicenza 13) che da adulti chiedono e celebrano la cresima per poter essere testimoni credibili ai ragazzi: l’amicizia e il rapporto con l’assistente ecclesiastico (don Nicola) risultano determinanti; apprezzano dedizione non improvvisata e desiderano una Chiesa con meno pregiudizi e più apertura.
Animatori della quinta tappa dell’Azione Cattolica di Chiampo che accompagnano la professione pubblica di fede dei ragazzi (preparazione documentata, confronto con don Emanuele e Luca, uso di testimonianze). I giovani descrivono la PPF con parole evocative (felicità, consapevolezza, libertà, magia, emozione, viaggio, passaggio, amicizia), segno di una scelta maturata e condivisa.
Zidan Gabriel (arrivato a Lampedusa come minore non accompagnato), accolto dall’Unità Pastorale di Colzè/Montegalda, accompagnato nelle tappe della vita e della fede, fino a ricevere, la notte di Pasqua del 19 aprile 2025, battesimo, cresima e prima comunione. Il suo racconto attraversa deserto, carcere, migrazione, “prima preghiera” nel buio e nella fame, poi l’incontro con la comunità e l’apprendimento della lingua; la parrocchia ne ha sostenuto esigenze quotidiane e ne ha maturato un’accoglienza crescente.
Queste storie evidenziano elementi comuni: la fede rinasce da relazioni significative, dalla vita comunitaria accogliente, dalla preghiera e da scelte libere e consapevoli, spesso scaturite da domande esistenziali e gioie/dolori concreti. La parrocchia spesso interviene in un “secondo momento”, per ordinare e integrare ciò che è già nato altrove.
Principi e Stili di una Comunità Generativa
Roselli delinea uno stile ecclesiale “al servizio della generatività di Dio”. Il futuro non sta nell’adeguamento alla moda culturale, ma nel ritorno alla sorgente: Dio e l’annuncio essenziale del Vangelo. Una comunità generativa rifiuta lo schema unilaterale (“io possiedo e ti concedo la fede”) e assume una visione triangolare: io, l’altro (non ancora/ non più credente), e Dio che opera in entrambi, rigenerando anche i “già credenti”. La fede è dono, ogni volta un unicum, non replicabile con “stampini standard”; si tratta di credere con l’altro, non chiedere che l’altro creda come noi.
La reciprocità è centrale: l’altro può portare a noi il Vangelo, come nell’incontro tra Maria ed Elisabetta, dove il riconoscimento del dono avviene in modo sorprendente e reciproco (“quando ancora non si vede”). L’opposto di una comunità generativa è una “chiesa di spalle”: non si accorge di chi sta arrivando; il compito, invece, è “tenere acceso il camino” perché chiunque arrivi, stia, riparta e ritorni, si senta di casa.
Quattro soglie operative:
Partire dall’esperienza umana: i verbi elementari della vita (nascere, vivere, legarsi, lasciarsi, morire…) trasfigurati dalla luce del Vangelo; relazione, fraternità e cura hanno valore in sé e sono già annuncio.
Dare la parola prima di prenderla: ogni primo annuncio nasce da un primo ascolto, riconoscendo la traccia di Dio già presente nella vita dell’altro.
Rimettere in circolo un alfabeto cristiano elementare: annuncio dell’essenziale (Pasqua di Gesù, amore gratuito, compagnia viva di Cristo in ogni zig-zag della vita).
Testimoniare la trasformazione operata dalla grazia nella fragilità umana: non il “completamento” burocratico dei percorsi, ma la trasparenza di una risurrezione che cambia la vita.
Metafore conclusive illuminanti: il “dilemma dell’aragosta” (rompere il guscio delle abitudini troppo strette, per lasciar costruire uno nuovo più adatto a oggi); Orfeo ed Euridice (non cercare sicurezze ossessive voltandosi di continuo, ma dare la mano e non lasciarla). Il seminatore di Van Gogh al tramonto: anche quando sembra sera, Dio continua a seminare semi d’oro oltre i confini della cornice.
Domande dal Pubblico e Approfondimenti
Nel dialogo, Roselli affronta questioni concrete:
Chiesa percepita come potere vs compagnia di vita: esercitare autorità secondo il servizio (lavanda dei piedi), osare nuovi dialoghi con la cultura e frequentare spazi non ecclesiali dove la fede può essere vissuta e celebrata (esempi: Sermig a Torino, contesti di pellegrinaggio e servizio), accettando di non tenere sempre “la bacchetta” dell’organizzazione.
Accoglienza migranti come testimonianza: l’ospitalità è reciproca (ospite è chi accoglie e chi è accolto), dona garbo e pudore all’evangelizzazione; si rispettano tempi e modalità della gestazione interiore dell’altro.
Giovani: la distanza va letta come provocazione; ricerche (Paola Bignardi, Rita Biti) mostrano che non cercano dottrine astratte o risposte precotte, ma spazi che respirano, domande condivise, autenticità relazionale e percorsi di interiorità. Molti passano per scuole e ambienti culturali più che per oratori; occorre uscire dalle mura, usare linguaggi culturali (libri, film, musica, esperienze di convivenza) e cercare insieme.
Fede “adulta”: preferibile parlare di “cammini di fede con gli adulti” (sostantivo, non aggettivo), come risposta libera alla scintilla che Dio accende, evitando standard idealizzati.
“Togliere qualcosa”: ridurre l’impostazione nozionistica nella preparazione dei sacramenti dei bambini, evitare “batterie” e criteri meramente presenziali, riallocare energie sulla pastorale dei preadolescenti/adolescenti e sugli adulti; rivedere forme standard laddove non generano più vita.
Preti “trottola” e laici “di ruolo”: con il calo del clero (Torino: da ~700 preti under 75 nel 2010 a 215 nel 2025; seminario da 60 nel 1998 a 12 oggi), si prospetta una chiesa pluriministeriale con responsabilità differenziate (presbiteri, diaconi, ministri istituiti e di fatto). Valorizzare la matrice battesimale, superare dinamiche di potere e aiutarsi a vicenda per rallentare il “gasolio” delle corse. Nelle relazioni pastorali, evitare l’intempestività dei tempi (pretendere che l’altro capisca subito o al nostro passo).
La moderazione informa che i materiali (link ai video e sintesi) saranno inviati via e-mail agli iscritti.
Sintesi del Vescovo e Prossimi Passi del Cammino Diocesano
Mons. Giuliano Brugnotto offre una sintesi spirituale e prospettica attraverso quattro parole:
Doglie: le fatiche attuali non come segno di morte, ma come dolori di parto; chiedersi non solo cosa stiamo perdendo, ma cosa lo Spirito fa nascere in mezzo a noi.
Luce: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5). Non perché più bravi o numerosi, ma perché si accoglie la luce che è Cristo. Una luce non dominante, che consente di riconoscere la dignità dell’altro. Annuncia la sua lettera pastorale “Voi siete la luce del mondo”, destinata alla lettura personale (e, se opportuno, comunitaria).
AI (Intelligenza Artificiale): opportunità e interrogativi profondi (relazioni, libertà, giudizio, dignità). Custodire l’umano contro la riduzione all’efficienza. Testi consigliati: enciclica “Lumen Fidei” (Papa Francesco) e “Magnifica Humanitas” (Papa Leone), per riscoprire che custodire la fede significa custodire pienamente l’umano.
Comunità: l’annuncio dipende dalla vitalità delle parrocchie; servono luoghi reali di ascolto, accompagnamento, preghiera, servizio ai poveri, adulti credibili per i ragazzi, accoglienza di coppie e anziani. La comunione (non solo connessione) è decisiva.
Ringraziamenti estesi: ai partecipanti (iscrizioni >800), catechisti dei ragazzi e degli adulti, accompagnatori di catecumeni, animatori battesimali, coppie per i percorsi di matrimonio (da ripensare), educatori di AC e capi scout (AGESCI, FSE), insegnanti di religione cattolica e delle scuole dell’infanzia parrocchiali, operatori dei campeggi, campi scuola e grest. Un grazie particolare a don Flavio Marchesini per il servizio compiuto e un benvenuto a don Andrea Guglielmi che ne raccoglie il testimone.
Prossimi passi del cammino diocesano:
17 ottobre (pomeriggio, vigilia della Giornata Missionaria Mondiale): incontro dei Consigli Pastorali Unitari per vicariato, con una parte iniziale collegata online e confronto locale, conclusione con Eucaristia nella parrocchia ospitante.
Tra gennaio e febbraio 2027: incontri con catechisti ed educatori per confrontarsi e raccogliere indicazioni per unità pastorali e diocesi.
Successivo momento di condivisione tra consigli pastorali unitari, catechisti ed educatori per trasferire quanto emerso.
12 giugno 2027: assemblea diocesana di restituzione dei passi compiuti.

